mercoledì, 10 dicembre 2008
La giornata è di quelle da lupi. La nebbia avvolge silenziosa ogni cosa e l'acqua, che cade leggera e incessante, rende il mestiere del postino ancora più complicato del solito. Sono ancora a Cirella, una frazione di Platì che ha tutte le sembianze di un vero e proprio paese: agglomerati di case che si susseguono, l'una all'altra, sulla spalla di una collina che si erge nel bel mezzo della fiumara. Cosimino, coppola in testa, è un commerciante ormai in pensione. Il suo bar, uno stanzone all'entrata del paese, sembra essere chiuso. "Posta" grido non appena scendo dalla macchina e mi avvicino all'entrata del bar. Apro la pesante porta in legno e mi infilo dentro. "Cosimino", faccio di nuovo "dovete frimare". La trafila delle raccomandate, soprattutto quando i destinatari sono persone di una certa età, è interminabile. "Arrivo" mi ribatte lui. "Di che si tratta?", è la domanda di rito. Nell'attesa mi guardo intorno: un'immensità di vecchie bottiglie, ancora intatte, sovrastano un arredamento stile anni '70, fatto di grandi vetrate e un bancone in acciaio dal quale spuntano i coperchi, semiaperti, dei pozzetti del gelato. Alle mie spalle un vecchio jukebox a gettoni. "Ma funziona?" chiedo a Cosimino. "No" mi risponde lui. Il grande mobile suonante, che arrivò fin quassù nei primi anni '80, in realtà è divenuto quasi subito tana di topi. "Una settimana dopo che me lo consegnarono morì mia madre", mi confida "e dopo neanche un mese mio padre". Il resto lo hanno fatto i topi con danni ormai irrimediabili. Il vecchio jukebox in sostanza non ha mai suonato. "Conoscete qualcuno capace di ripararlo?" mi chiede fiducioso Cosimino prima di salutarci.
postato da: unpostino alle ore 17:11 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 12 novembre 2008
A Cirella di Platì si fabbricano le ostie che i preti dispensano ai palati dei peccatori. Dalla provinciale che porta fino a Reggio Calabria, raggiungere questa frazione è un gioco da ragazzi. La strada sembra adagiarsi su di un paesaggio che non ti aspetti: il verde brillante dei prati disegnano le onde di un mare pronto alla tempesta. Sono a due passi dall'Aspromonte, la montagna che Totò Delfino scrisse di amare. E solo adesso comincio a capirne le ragioni. Ma io sono qui per altri motivi. Il collega che mi sta accanto mi introduce in un mondo a me sconosciuto. "Ecco, vedi, queste strade fino a qualche anno fa erano ancora delle vere e proprie mulattiere". Adesso, l'asfalto, che è arrivato grazie al commisariamento del comune di Platì, ha macchiato la natura e tra uliveti e abitazioni di gran lusso rende la vita più facile agli abitanti di Cirella. La mia mente, a quel punto, cerca, ma senza riuscirci,di trovare l'esatta connessione su quanto ho sentito dire su questi luoghi e quanto invece adesso i miei occhi stanno osservando. E senza pensarci troppo decido di godermi lo spettacolo. Ma le consegne incombono. Ed ecco la sorpresa. "Qui si producono ostie", mi annuncia il mio compagno di viaggio. "Amen", penso tra me e me. "Scusa non ho capito" chiedo a Francesco, "Ostie? Quelle che si dànno in chiesa?". "Sì, sì, proprio quelle" ribatte il mio "autista". Allora mi sveglio e la conclusione che ne traggo sembra essere alquanto scontata: non è verò che Cristo si è fermato ad Eboli se è vero, come lo è, che il suo corpo parte proprio da queste parti per raggiungere i fedeli di mezz'Italia.
postato da: unpostino alle ore 21:59 | Permalink | commenti
categoria:platì, cirella
sabato, 08 novembre 2008

“Nardo”, Leonardo, è il sindaco di Sportella, un fazzoletto di terra che si affaccia sulla fiumara che segna i confini comunali tra Sant’Ilario dello Jonio e Portigliola. Per arrivare a casa sua il postino di turno è costretto ad una manovra di abilità: la panda bianca si arrampica letteralmente su una pista cosparsa di grosse pietra e intrappolata da una fitta vegetazione cresciuta selvaggiamente e che la rende ancora meno percorribile. La prima volta che arrivai fin quassù è stato in una mattinata calda di agosto: neanche un filo d’aria e un panorama davvero desolante. Lo sguardo si ferma su quei costoni spogliati dalla violenza del fuoco e che rendono Sportella quasi “inattaccabile". Arrivato davanti casa di Nardo faccio l’ultima manovra, quella che mi avrebbe riportato, dopo la solita consegna, di nuovo verso il paese. Fermo l’auto e comincio a strimpellare. Nessun segno di vita. Ma all’improvviso ecco spuntare il nostro “sindaco”, preceduto da tutti gli animali della mitica Arca di Noè. Nardo si presenta a pancia all’aria e con un pezzo di pane stretto tre le dita della mano sinistra. “A chi cercate?” mi fa lui. “Sono il postino” ribatto io. A quel punto il suo sorriso comincia lentamente a sostituirsi all’espressione di chi si lascia andare alla delusione. “E la mia amica che fine ha fatto?” continua. Dalle notizia che ho potuto poi raccogliere, l’amica di Nardo era un'avvenente collega della quale il sindaco di Sportella si era perdutamente innamorato.

postato da: unpostino alle ore 15:45 | Permalink | commenti
categoria:postino, sportella, portigliola
lunedì, 13 ottobre 2008

Teresina vive il dramma della disoccupazione del nipote vestita a lutto. Sono le 11,30 di una giornata ancora calda, quando mi fermo davanti al piazzale di casa sua per fare le mie consegne. Solita suonata di clacson (il postino non suona più alle porte, almeno da queste parti) mentre tiro fuori le prime lettere dalla cassetta gialla che uso per sistemare "a giro" la corrispondenza. Teresina è nel suo orto, come sempre, il tempo di raddrizzare la schiena e mi raggiunge al finestrino della Panda. "Buongiorno, signora come va?", esordisco; "Tutto bene, solo qualche acciacco, ma sa - mi dice - l'età è quella che è". Le sue mani sono quelle di una persona che non sa rinunciare alle incombenze della campagna, le dita segnate dal lavoro della terra e da un'artrosi degenerativa mai curata. Il tempo c'è e non mi sottraggo a scambiare qulche battuta con Teresina. Anzi è lei, dopo avere preso le consegne, che mi chiede se sono "un novello" nelle Poste. Le racconto velocemente la mia breve "carriera" da postale, come sono stato riassunto, dopo avere avuto la sentenza di riammissione in servizio del giudice del lavoro. "Sa - mi dice - anche mio nipote era stato chiamato per un mese come portalettere, ma dopo di allora non è più stato contattato". Francesco adesso è disoccupato, ha lavorato per un lungo periodo con suo padre, nell'edilizia, fino a quando anche lì il lavoro è venuto meno. "Adesso - mi confida l'anziana signora - è a spasso, non pensa al suo avvenire. Ah figliolo benedetto". Teresina non nasconde la sua angoscia. "Cosa posso fare?", mi chiede. E senza arrendersi alla sua età e all'amore per la famiglia mi saluta ripromettendosi di andare un giorno di persona "alle Poste - dice - per parlare con qualcuno di mio nipote".

postato da: unpostino alle ore 18:59 | Permalink | commenti (2)
categoria:
venerdì, 10 ottobre 2008
Sarà che il lavoro del postino è un lavoro in continuo movimento ma la sensazione di caldo percepita dal mio corpo in questi giorni è stata la stessa di quella registrata nei mesi scorsi, durante l'estate. Oggi, poi, il caldo si è fatto proprio sentire, Tant'è, che tra lo stupore di mia moglie, ancora accucciata a letto quando stamane di buon ora ho lasciato casa per raggiungere, in orario, la famigerata "macchinetta per la timbratura", ho indossato la classica polo a mezza manica. Una giornata stupenda, un cielo limpidissimo e scaldato da un sole davvero in forma. Niente male per un ottobre che si era presentato all'insegna del cattivo tempo.
postato da: unpostino alle ore 21:10 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 08 ottobre 2008
Per chi non l'avesse capito, sono di Martone, che come capita di leggere qualche volta sui giornali locali, "è un piccolo paese della vallata del Torbido". Ma torniamo al mio consueto giro con la posta.Cronaca di un giorno qualsiasi. Cronaca di un mestiere in cui la lingua italiana è lingua straniera. Almeno da noi. Ed io mi ci trovo bene. Se non altro per farsi riconoscere. Alla faccia dei congiuntivi, dei passati prossimi e dei futuri approssimativi. "Scusati ma i undi siti?", mi chiedono con frequenza,  "i Martuni", rispondo io con fierezza. "Ah 'ndaviti l'acqua bona a Martuni", mi si replica. E scopro così che in molti sono clienti dell'acqua di Crini, oltre che di mio zio Peppe che per decenni ha occupato un angolo di piazza Garibaldi, qui a Portigliola, con il suo market ambulante.
postato da: unpostino alle ore 21:43 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 04 ottobre 2008
Il dramma della famiglia di Giovanni Mesiti questa volta è cosa nostra e in casa nostra. La notizia ha attraversato l'intera penisola, ha suscitato l'indignazione delle più alte cariche politiche dello Stato, ha indotto le organizzazioni sindacali a proclamare uno sciopero genarale ed ha, infine, bussato alle nostre porte. Di un popolo abituato, dall'alto, a scappare dalla sua terra, a cercare altrove la speranza di una vita dignitoso. Giovanni era un padre di famiglia come tanti, un marito preoccupato per l'avvenire dei propri figli. E perciò emigrava, sì, perchè ancora oggi si parte come si faceva negli anni 50 e 60, e nel 1970, dieci anni dopo, e, ancora negli anni 90. E ci si volta ancora indietro, come allora, con un velo di tristezza sugli occhi, con i tanti perchè che cercano ancora delle risposte. Smarriti per poche centinaia di euro. Appesi in alto, nel vuoto, con la morte di sotto. Poi il silenzio. Il dolore. E le lacrime. Di una moglie, di quattro figli.
postato da: unpostino alle ore 15:40 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 30 settembre 2008
La prima volta che mi presentai a Portigliola, come nuovo portalettere, mi chiese da dove venissi. “Da Martone”, risposi. “Ah Martone – replicò lui sorridente – una volta venivano con la banda per la festa patronale”. “U’ cavaleri”, lo chiamano così da queste parti, sta per spegnere la sua prima candelina dei 100 anni. Lo trovi sempre davanti casa, nel rione delle case popolari, seduto su una sedia arrampicata sul marciapiede, ben curato, barba a fresco, camice bianche e scarpe lucide. Stamani solito giro con la posta, prime consegne nelle frazioni e poi dritto fino al centro “città”. Ci arrivo sempre quando è ormai ora di pranzo e accompagnato dai forti profumi della nostra cucina mi infilo nelle traverse e comincio a recapitare la posta. Questo è il periodo delle bollette telefoniche e nel giro del mio “mazzetto” c’è anche la sua. A sorpresa, “U’ cavaleri” si fa trovare sull’uscio di casa, precisamente dalla parte opposta dove lo incontravo abitualmente sul marciapiede. Seduto sulla sedia di sempre mi accoglie con il sorriso e mi chiede, con la solita mano a coppa dietro l’orecchio a causa della sua sordità, “chi portastivu?”, “u telefunu”, faccio io. Consegnata la bolletta mi sposto per fare le altre consegne. Al ritorno “U’ cavaleri” mi chiede di controllargli la scadenza, nonostante fosse stato confortato dalle urla della badante e della cognata in un'animata discussione sull’importo della stessa bolletta. “Questa è la quota fissa”, faceva la badante straniera, gesticolando, “ma se non ho neanche fatto una telefonata?”, ribatteva lui sbruffando e agitando quei fogli per aria. Salito in macchina alzo la mano per salutarlo prima di ripartire per Locri. “Salutatimi u’ ziu”, mi risponde lui sorridente.
postato da: unpostino alle ore 07:54 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 26 settembre 2008
Agostino è un collega. No, no, non un postino. E’ un Giornalista. E’ il mio compagno di “stanza” a Calabria Ora a Siderno. Ebbene dal primo ottobre Ago occuperà un posto di redattore centrale a Cosenza. Le sue innate qualità hanno convinto il nostro direttore che gli ha annunciato telefonicamente il trasferimento. Ricordo quando arrivò il primo giorno a Siderno. Me lo presentarano come un laureato alla Iulm di Milano e già dal giorno dopo ci diede dimostrazione delle sue capacità professiomali. Ma quello che stupisce di questo ragazzo dall'aria apparentemnte distratta è la sua infinita pazienza, capace di fare arrossire persino quella del sottoscritto, da qualcuno definita "democristiana". Caro Ago, conosco anche il tuo essere riservato ma questo era il modo a me più facile per manifestarti il mio compiacimento per il meritatissimo riconoscimento che la famiglia di CO ti ha voluto accordare. Sono convinto che questo sia solo il primo passo di un cammino molto lungo e chi ti porterà a gustare altre e più importanti gratificazioni professionali.
Tornando a noi sappi che continueremo a romperti le palle anche a Cosenza: Ago quante pagine abbiano? Ago mi controlli l'email? Ago mi dai il numero di Cosenza? Ago li chiami tu i collaboratori? Ago le locandine le fai tu? E i richiami? Agostì chi ha fumato in redazione? (proprio a lui che non fuma!!!).
A proposito prima di partire devi completare l'iscrizione on-line all'Università del buon Enzo Romeo. e non credere di farla franca!!!
Auguri di cuore amico mio.
postato da: unpostino alle ore 21:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:
venerdì, 26 settembre 2008
Dopo un anno e mezzo di precariato, da oggi chiamatemi pure "postale". Ebbene sì la società Poste Italiane mi ha voluto in azienda con la qualifica di "addetto al recapito - senior" (o junior, non ricordo), alias, postino.
Da qui, da questa visuale, da portalettere, vi racconterò ...cosa? Cercherò di incuriosirvi; in fondo quello del postino credo che sia un mestiere interessante: incontri la gente, ci parli, condividi alcuni momenti della tua giornata lavorativa e della loro vita: affetti, gioie, dolori e quant'altro.
Insomma, il postino è un comunicatore sociale: mette ancora in contattio le persone tra di loro (nonostante l'era internettiana), aziende e privati, istituzioni e cittadini.
Beh ora vado al mio secondo lavoro, quello di giornalista (se così mi posso definire) nell'attesa di timbrare nuovamente l'entrata all'inizio di una nuova giornata lavorativa. Alle Poste.
postato da: unpostino alle ore 15:26 | Permalink | commenti (1)
categoria: